#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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Ståle Olsen

Scrittore, ex Direttore di carcere

Ståle Julius Olsen, nato in Norvegia nel 1947.
Ha conseguito un Master in storia e scienze sociali presso l'Università di Bergen in Norvegia.
Scrittore ed ex direttore di carcere.
Da 30 anni lavora presso il Servizio Norvegese di Correzione. Si è dedicato all'insegnamento e alla diffusione di tematiche riguardanti il carcere e la pena. Ha pubblicato libri di storia generale, ma soprattutto di storia criminale e riforma. Nell'ultimo anno ha contribuito come autore e curatore alla stesura di un libro sulla riforma penale, intitolato "La pena funziona?"
Il suo impegno a livello professionale si è concentrato nel trasformare le carceri in luoghi di istruzione, sviluppo delle competenze e prevenzione delle recidive. Per numerosi anni, ha partecipato alla formazione degli ufficiali di polizia penitenziaria del Servizio Norvegese di Correzione. In Norvegia, gli ufficiali di polizia penitenziaria ricevono due anni di istruzione a livello universitario presso una struttura dedicata.
Durante il loro percorso di formazione, gli ufficiali di polizia penitenziaria norvegesi ricevono un salario e affrontano varie materie tra cui psicologia, criminologia, giurisprudenza, diritti umani ed etica, oltre a ricevere formazione a livello pratico. Ad ogni prigioniero viene assegnato un ufficiale di contatto personale, che lo assiste nei contatti con servizi esterni o con altri ufficiali del sistema penitenziario. L'ufficiale di contatto fornisce inoltre assistenza nello stabilire il modo più adeguato di scontare la pena. Il personale penitenziario in Norvegia è disarmato e la percentuale di ufficiali donna è il 40%.

STÅLE OLSEN - DIRITTI UMANI E SISTEMI PENALI NEL MONDO

In Norvegia vi sono 43 carceri. Rispetto al numero di abitanti, soltanto 5 milioni, è una nazione fortemente colpita dalla criminalità. Il numero dei prigionieri ammonta a 3800, ovvero 73 detenuti per ogni 100.000 abitanti. La prigione più grande ospita 390 prigionieri, la più piccola soltanto 13, mentre all'estero è piuttosto comune che le carceri ne alloggino più di 2-3000.
Il sistema penitenziario norvegese si ispira ai seguenti principi:
1. Libertà civili
2. Progresso
3. Normalità L'ultimo caso di pena di morte risale al 1876.
In epoche di pace, i temi dell'ergastolo e della pena di morte non sono mai stati affrontati concretamente.
La detenzione massima ammonta a 21 anni. Tuttavia, il parlamento norvegese ha recentemente approvato una legge che stabilisce una pena massima di 30 anni per crimini legati al genocidio o contro l'umanità. Il 60% delle pene è minore di tre mesi, mentre il 90% dura meno di un anno.
Viene applicata una "lista d'attesa" per i condannati. Dopo il processo, essi attendono in libertà fi no a quando non vengono chiamati a scontare la pena in carcere, dato lo scarso numero di celle e il principio di ospitare un singolo detenuto per ogni cella nei carceri ad alta sicurezza. Soltanto il 20% di chi esce di prigione commette un altro crimine nei due anni successivi.
Nel luglio 2011, un'esplosione ha colpito la città di Oslo, ferendo decine di persone e provocando otto vittime. Di seguito, 69 persone hanno perso la vita durante un campo estivo giovanile sull'isola di Utøya. Il colpevole di questi atti è il terrorista di estrema destra Anders Behring Breivik. In seguito ad eventi simili, ci si aspetterebbe che i cittadini pretendessero provvedimenti più incisivi, come l'ergastolo o la reintroduzione della pena capitale. Ma i norvegesi hanno reagito con le "proteste delle rose," facendo emergere un senso di coesione e di solidarietà sociale rafforzato.
Nel 2012, Breivik è stato condannato a 21 anni di detenzione preventiva, che potrebbe essere convertita successivamente in ergastolo. Le poche persone soggette a questo tipo di pena ricevono un'attenzione particolare, al fi ne di migliorare la loro capacità di comportarsi come cittadini rispettosi delle leggi e ridurre l'eventualità che essi commettano ulteriori crimini dopo il rilascio.
Gli eventi dello scorso hanno avviato un dibattito tra politici, rappresentanti del corpo di polizia e dipendenti pubblici, che si sono chiesti cosa fosse andato storto. Pochissimi sono risultati a favore di sanzioni più forti e sentenze più lunghe, o della reintroduzione dell'ergastolo o della pena di morte. La mia opinione è che la Norvegia e il nostro sistema legale abbiano superato la prova e saputo mantenere intatto il proprio patrimonio di nazione democratica, umana e liberale. Lo stesso vale per il nostro sistema penitenziario, rappresentato in modo più veritiero dalle singole storie di 3799 detenuti, piuttosto che da un "lupo solitario" isolato.

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