#S4P2018

DISUGUAGLIANZE GLOBALI

15-16 NOVEMBRE 2018 UNIVERSITÀ BOCCONI

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Anna Mahjar-Barducci

Autrice del libro “Italo-marocchina. Storie di immigrati marocchini in Europa”

Anna Mahjar-Barducci è una giornalista, ricercatrice e scrittrice italomarocchina. È cresciuta tra la Versilia, il Marocco e la Tunisia; ha trascorso parte della sua infanzia in Zimbabwe, Senegal, Guinea Conakry e Gambia.
Ha vissuto, a lungo, in Pakistan, dove ha studiato. La mamma è musulmana, il padre cristiano e il marito ebreo. Vive tra Washington e Gerusalemme. I suoi articoli sono apparsi su varie testate mediorientali, nonché italiane ed europee. È presidente dell’Associazione Arabi Democratici Liberali, che ha sede a Roma. In Italia, ha pubblicato “Italo Marocchina. Storie di immigrati marocchini in Europa” (Diabasis, 2009) e “Pakistan Express” (Lindau, 2011).  

ANNA MAHJAR-BARDUCCI - PACIFICA CONVIVENZA IN DIVERSITÀ E LIBERTÀ

La soluzione ai pregiudizi e all’incomprensione reciproca è l’integrazione. Ma non attraverso il solo multiculturalismo, perché questo, senza integrazione, diventa soltanto sinonimo di ghettizzazione. L’integrazione è l’omogeneizzazione delle popolazioni nella diversità della religione e della cultura d’origine, che normalmente potrebbe portare allo scontro se non viene creato un sentimento di appartenenza comune che trascenda le differenze. La costruzione di questo sentimento dovrebbe essere uno dei compiti della scuola, che deve ritrovare il proprio ruolo sociale.
La scuola è un potente strumento di integrazione sia per gli immigrati sia per le seconde generazioni. Gli immigrati di ogni fascia d’età possono trovare dei corsi serali accoglienza e imparare l’italiano, acquisendo così i primi mezzi essenziali di inserimento sociale. Alle seconde generazioni, la scuola offre loro opportunità e l’interazione con i propri coetanei. Ma per giocare un ruolo di rilievo nella società e nella formazione delle future generazioni, la scuola deve cominciare ad allontanarsi dall’anacronistica tradizione nozionistica, per seguire invece un obiettivo di formazione di cittadinanza attiva. Solo in questo modo si può costruire il senso di appartenenza di un giovane figlio di immigrati, che comprende a sua volta il riconoscimento stesso da parte dei suoi coetanei e della società dominante. Lo strumento più importante di integrazione ci viene però offerto dall’Europa. Non si può infatti trascurare che siamo oggi non solo Italiani ma anche Europei. Il concetto di integrazione delle seconde generazioni deve quindi essere rivisto anche rispetto alla costruzione europea, che induce a una segmentazione identitaria. Questa segmentazione, rafforzata dalla mondializzazione, crea una molteplicità di confluenze identitarie, rendendo la distinzione tra “noi” e “loro” sempre più labile. Allo stesso tempo, permette anche una stratifi cazione delle identità, in modo che l’individuo possa sentirsi Europeo, Italiano o di qualunque altra etnia.

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