#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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VINCENZO SPADAFORA

Presidente Unicef Italia

Vincenzo Spadafora, nato ad Afragola (NA) il 12 marzo 1974. Dal giugno 2008 è Presidente del comitato italiano per l’UNICEF, organizzazione internazionale del sistema dell’ONU attiva nella tutela dei diritti dell’infanzia.
È il più giovane Presidente nella storia di questa organizzazione. È stato, animatore e ispiratore di numerose iniziative di volontariato, dell’organizzazione di reti per i giovani volontari, nonché responsabile di campagne pubbliche e istituzionali. Ha ricoperto incarichi presso la Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero dell’Agricoltura e altre importanti Istituzioni. Dal giugno 2010 ricopre l’incarico di Presidente delle Terme di Agnano S.p.A.

“L’ACQUA CHE FA DEL BENE”

Operare in un mercato che ha al suo centro l’acqua è un’operazione delicata e di grande consapevolezza, sia etica che morale, sicuramente più di ogni altro bene presente nel largo consumo. Proprio per questo motivo è importante collaborare al fine di portare l’acqua a chi non ce l’ha o trova difficoltà a reperirla: si tratta di un impegno di grande valore, che investe la Corporate Social Responsibility delle aziende.
Una responsabilità che presuppone obiettivi di alto livello, come la pace del mondo: portare l’acqua a chi non ce l’ha, avvicinare villaggi e famiglie al dono più prezioso, evitare alle donne ulteriori disagi, alleviare l’ansia della reperibilità della materia prima sono solamente alcuni degli obiettivi da
perseguire. E sono proprio queste le basi che hanno portato alla partnership tra Ferrarelle e Unicef per la realizzazione del progetto “L’Acqua che fa bene”. Una collaborazione che ha visto i suoi primi frutti con l’operazione in Eritrea, che ha permesso di realizzare un intervento strutturale che ha assicurato
l’approvvigionamento di acqua pulita anche negli anni a venire. La realizzazione del sistema idrico ha avuto anche una sua rilevanza socioculturale: in Eritrea, infatti, è consuetudine che siano soprattutto le bambine a
dover prendere l’acqua alle fonti per tutta la famiglia e, inoltre, a non avere a scuola la possibilità di accedere a servizi igienici separati dai loro compagni maschi, dovendo per questo abbandonare gli studi.
Il successo dell’iniziativa in Eritrea ha portato a una nuova collaborazione in Ciad, il 5° paese per dimensioni del continente africano ma il sest’ultimo al mondo per accesso a fonti d’acqua potabile. La particolarità di questa operazione ha riguardato l’utilizzo non solo dei canali classici di comunicazione ma anche di Facebook, grazie al quale è stato possibile sensibilizzare milioni di utenti sul problema dell’acqua in Africa.

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