#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

X

GUIDO BARBUJANI

Professore di Genetica, Università degli Studi di Ferrara, Italia

Guido Barbujani (Adria, 31 gennaio 1955) ha lavorato alla State University of New York a Stony Brook (New York), al Queen Mary College dell'Università di Londra, alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore di Genetica all'Università di Ferrara.
Con il suo gruppo, si occupa di biodiversità umana e dell'analisi del DNA in popolazioni moderne e antiche. Collabora al Sole 24 Ore. Oltre agli articoli scientifici, ha pubblicato quattro romanzi: Dilettanti (Marsilio 1994 e Sironi 2004), Dopoguerra (Sironi 2002), Questione di razza (Mondadori 2003) e Morti e sepolti (Bompiani 2010) e tre saggi scientifici: L'invenzione delle razze (Bompiani 2006), Europei senza se e senza ma (Bompiani 2008) e, con Pietro
Cheli, Sono razzista, ma sto cercando di smettere (Laterza 2008).

GLI AFRICANI SIAMO NOI: LA DIVERSITÀ BIOLOGICA UMANA E I CATALOGHI RAZZIALI

Gli esseri umani sono diversi, sia a livello biologico che culturale. Per secoli gli scienziati hanno tentato di raggrupparli in piccoli numeri di insiemi, razze o sottospecie naturali, ciascuno composto da una serie di individui biologicamente simili. Tuttavia, tali sforzi sono sfociati in una quantità di cataloghi razziali differenti, comprendenti ognuno da 2 a 200 voci, ognuno
incoerente rispetto agli altri.

Negli anni Sessanta, Frank Livingstone propose di abbandonare il concetto stesso razza negli esseri umani, basandosi sulla premessa che le differenze esistono ma che la nostra biodiversità è di carattere continuo ed è distribuita in gradienti, piuttosto che discontinua e interrotta da limiti che in altre specie (per esempio, gli orangotanghi) rappresentano barriere riproduttive tra le sottospecie. Al contrario, Theodosius Dobzhansky era fiducioso nel fatto che attraverso il progresso nella ricerca genetica si potesse alla fine determinare un catalogo di razze umane coerente.

Con lo sviluppo di progetti a larga scala per esplorare il genoma umano siamo ora nella posizione di poter considerare chi avesse ragione, se Livingstone o Dobzhansky. Oggi sappiamo che più della metà delle varianti genetiche umane è cosmopolita, ovvero presente, con frequenze diverse, in tutti i continenti; un’altra frazione significativa è nello specifico la variante africana, mentre pochissimi aploidi appaiono limitati agli altri continenti. Mediamente ogni popolazione umana include un tasso molto ampio di diversità genetica delle specie a livello globale, cosicché membri della stessa popolazione sono a volte molto diversi l’uno dall’altro, come dimostrano le comparazioni relative alla sequenza completa del genoma. Evidenze di carattere fossile e genetico concorrono a indicare che gli esseri umani moderni ebbero origine in Africa, da dove si diffusero circa 60.000 anni fa, rimpiazzando forme umane pre-esistenti e infine colonizzando l’intero pianeta. L’assenza di limiti razziali è verosimilmente conseguenza dell’età relativamente giovane della nostra specie e degli estesi scambi migratori tra le popolazioni. Ciò non lascia speranza per la definizione di una medicina razziale, ma una migliore comprensione del nostro patrimonio genetico sarà cruciale per lo sviluppo di trattamenti medici personalizzati.

Condividi su