#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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GIANMARCO VERUGGIO

Dirigente di Ricerca CNR, Responsabile IEIIT - U.O. di Genova, Italia

Laureato in Ingegneria Elettronica presso l'Università di Genova nel 1980, è Responsabile dell’Unità di Genova del CNR-IEIIT (Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell'Informazione e delle Telecomunicazioni). Si è occupato di simulazione e controllo di sistemi di automazione e di robotica sperimentale in ambiente estremo. In particolare ha progettato prototipi di robot sottomarini che ha sperimentato personalmente, guidando numerose spedizioni scientifiche in Antartide e in Artico. Ha pubblicato centinaia di lavori scientifici e articoli divulgativi, e ha tenuto numerose conferenze e interviste giornalistiche e televisive. Nel 2000 ha fondato la "Scuola di Robotica®", associazione non profit dedicata alla promozione della robotica nella società, di cui è stato Presidente fino al 2009. Le principali attività dell’associazione sono la robotica educativa per l’istruzione scolastica e professionale e le attività di volontariato di carattere educativo a sostegno di giovani in situazioni disagiate. Scuola di Robotica è stata riconosciuta Ente Formatore Nazionale MIUR e come tale gestisce una rete di più di cento scuole di diverso ordine e grado. Veruggio nel 2002 ha coniato il termine Roboethics (Roboetica) e ha proposto il concetto di un'etica applicata alla robotica che ne possa guidare lo sviluppo in direzione di un reale progresso dell’umanità. Nel 2004 ha organizzato a Sanremo a Villa Nobel il “First International Symposium on Roboethics” e ha proposto il “Roboethics Manifesto” per sensibilizzare gli scienziati robotici alle crescenti problematiche etiche, sociali e legali della robotica. È Distinguished Lecturer della IEEE Robotics and Automation Society nonché Co-chair del Technical Committee on Roboethics.
Nel 2006 ha ricevuto il Premio Regionale Ligure per l'Innovazione e nel 2009 l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

LA ROBOETICA PER UNA CULTURA DELLA PACE IN ROBOTICA

Il tumultuoso sviluppo della robotica di questi anni e il suo progressivo ingresso nella società saranno un formidabile motore di sviluppo e di progresso, però, come ogni altro settore tecno- -scientifico, potranno generare problemi etici, legali, psicologici e sociali in numerosi campi d’applicazione. Per la prima volta, infatti, l’umanità ha la possibilità di costruire entità artificiali intelligenti e autonome e si trova a dover ridefinire concetti complessi come intelligenza, autonomia, apprendimento, coscienza, libertà, emozione e molti altri che non hanno lo stesso significato se riferiti agli esseri umani, agli animali o alle macchine. In questo scenario, il settore più critico è senz’altro quello militare dove si stanno facendo passi da gigante verso robot autonomi, da impiegare al fianco e al posto dei soldati umani. I robot militari, infatti, sono sempre più utilizzati in combattimento e miliardi di dollari sono spesi da oltre quaranta nazioni per lo studio di armi sempre più micidiali. Questi sviluppi, che stanno avvenendo a insaputa del grande pubblico, sono per lo più descritti come una normale evoluzione tecnologica, nonostante stia crescendo il numero di esperti che mettono in guardia sui gravi rischi insiti in questa tecnologia.
A monte delle problematiche tecniche mi preme però sottolineare una questione etica di principio ineliminabile. Ritengo infatti che non sia umanamente ammissibile concedere la licenza di uccidere a un’entità artificiale non umana. Siamo di fronte a problemi nuovi e di grande complessità, per questo è nata la Roboetica, un'etica applicata il cui scopo è sviluppare strumenti scientifici, culturali e tecnici universalmente condivisibili, indipendentemente dalle differenze culturali, sociali e religiose, al fine di promuovere lo sviluppo della robotica verso il benessere della società e della persona e prevenirne l’impiego contro gli esseri umani.
Solo così la robotica potrà diventare strumento di pace e di progresso anziché l’ennesima follia umana sulla strada dell’autodistruzione.

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