#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

X

RITA EL KHAYAT

Psichiatra psicanalista antropologa, Marocco

Rita (nome arabo Ghita) EL KHAYAT
Medico psichiatra e psicoanalista (laureata a Parigi)
Laurea in medicina del lavoro ed ergonomia (Bordeaux)
Laurea in medicina aeronautica (Parigi)
Dottorato in antropologia del mondo arabo, «Ecole des hautes etudes en sciences sociales» (Ehess/Paris)
Professoressa presso univ. italiane, creatrice della cattedra di «antropologia della conoscenza e del sapere»
Membro del dipartimento degli studi femministi de l’Uqam, università del Quebec, Canada. Ha scritto 37 libri e circa 500 articoli.

È considerata una tra le più importanti intellettuali del Marocco e del Maghreb. Scrittrice, etnopsichiatra, psicoanalista, antropologa e scienziata, Rita El Khayat ha deciso di vivere a
Casablanca dove esercita la professione di medico psichiatra. Nel 1999 fonda l’Association Aïni Bennaï per diffondere la cultura in Maghreb e nel 2000 anche le Editions Aïni Bennaï.
Nel 1999 è stata la prima donna nella storia del Marocco a scrivere a un sovrano.
La lettera è stata indirizzata al giovane re, Mohammed VI, quattro mesi dopo la sua incoronazione, denominata appunto “Epitre d’une femme à un jeune monarque” (“Cittadine del Mediterraneo - Il Marocco delle Donne” - Castelvecchi Editore, 2009), scritta per contrastare un movimento islamista e reazionario che voleva il ritorno a casa delle donne.
Due mesi prima dell’11 settembre, Rita El Khayat ha scritto la “Lettera aperta all’Occidente” che avrebbe dovuto essere pubblicata in Francia ma, all’ultimo minuto, fu dichiarata irricevibile dalla casa editrice. (“Rita El Khayat, N-èmica - Lettera aperta all’Occidente” - Avagliano Editore, Roma, 2008).
Nel 2006 ha ricevuto la cittadinanza onoraria italiana, conferitale dal Presidente Giorgio Napoletano e dagli ex Ministri agli Interni e agli Affari Esteri, come figura d’eccellenza che si è distinta nel nostro Paese per meriti speciali in campo sociale, scientifico e culturale. Candidata al Premio Nobel per la Pace 2008.

DONNE COME VITTIME NELLE AREE DI CONFLITTO E FAUTRICI DI PROCESSI DI PACE

Non vivendo in aree di conflitto, posso promuovere la pace per mezzo del mio coinvolgimento come donna scienziato, delle mie idee, dei miei scritti, e della ferma volontà di offrire a tutto
il mondo un’altra concezione di vita, piena di rispetto per gli esseri umani, per le generazioni future e nel convincimento del valore delle basi per costruire un diverso tipo di relazione tra
tutti noi.
… Nella pace, nella dignità, in paritarie condizioni di vita… Dovevo presentare una conferenza sul tema “Donne e guerra” durante il periodo peggiore della tragedia irachena (Reggio Emilia, 2003), entrando negli ambiti della violenza, degli stupri, della morte dei bambini dispersi, dei cosiddetti “effetti collaterali” del bombardamento e del terrore: procedevo con certe rivelazioni, per le quali la guerra non è una condizione normale per le donne e per i loro bambini. Forse è qualcosa legato alla virilità. Continuando, mi
sono resa conto che le guerre e le lotte non sono solo reali, ma attengono anche ad ambiti simbolici e immaginativi. Sto combattendo per qualcos’altro; la nascita di un nuovo Pensiero proposto dalle Donne, e le più ricche di immaginazione tra loro, come Scienziate e Pensatrici, Intellettuali, e dai più avanzati trend femminili finalizzati a cambiare il mondo. Queste donne esistono. Forse sono costrette a morire per le loro idee. Gli uomini hanno fallito nel cambiare il mondo, nonostante ne siano morti così tanti, a causa delle innumerevoli guerre che si sono
succedute nel corso della storia, che è impossibile contarli. È tempo di ascoltare le possibilità e i suggerimenti proposti dalle donne per una vita pacifica su una Terra meglio preservata.

Condividi su