#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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MARY AKRAMI

Co-fondatrice e Direttrice Afghan Women Skills Development Center, Afghanistan

Mary Akrami ha fondato e dirige dal 1999 l’AWSDC (Afghan Women SKills Development Center), un centro nato durante il suo esilio in Pakistan con il fine di favorire l’emancipazione
delle donne afgane attraverso corsi di lingua inglese e di informatica. Nel 2001 ha rappresentato la Società Civile Afgana a Bonn e ha partecipato a numerosi forum portando la sua esperienza di impegno a favore della società civile, inclusa la sua testimonianza in occasione del World Social Forum tenutosi in Brasile nel 2005.
L’AWSDC ha fondato il primo rifugio per donne in Afghanistan, rifugio che la Sig.ra Akrami sentì la necessità di costruire allorché assistette al caso di una donna afgana che, arrestata con l’accusa di aver mancato di rispetto al suocero ma successivamente scagionata, decise di rimanere comunque in carcere per il timore della reazione della famiglia e della società nei confronti dell’incidente.
La Sig.ra Akrami si rese conto che donne come questa avevano bisogno di un porto franco.
Il rifugio oggi accoglie donne che sono scappate o che sono state rilasciate dalla prigione, ma temono di tornare a casa. Sotto la guida di Mary, per la prima volta molte donne hanno potuto denunciare pubblicamente i loro aggressori. Nonostante le minacce ricevute, la Sig.ra Akrami continua a dedicarsi al suo lavoro. Nel 2007, in occasione del Giorno Internazionale della Donna, il Dipartimento di Stato degli
USA ha conferito a Mary Akrami, e ad altre nove donne, il Premio International Women of Courage.
Nel 2009 Mary Akrami ha partecipato ad un programma di ricerca sull’Advocacy a favore dei Diritti Umani presso la Columbia University. Ha, inoltre, partecipato ad una Conferenza di
quattro giorni a Londra incentrata sulle “Priorità dei leader per la stabilizzazione e la ricostruzione dell’Afghanistan”.
Mary Akrami ha anche rappresentato la Società Civile al femminile nella National Peace Jirga, tenutasi a Kabul dal 2 al 4 giugno.
Per la prima volta nella storia dell’Afghanistan è stata formalmente riconosciuta la partecipazione da parte di donne e si è tenuto conto delle loro opinioni in occasione della stesura delle dichiarazioni finali dell’evento.

DONNE COME VITTIME NELLE AREE DI CONFLITTO E FAUTRICI DI PROCESSI DI PACE

Dopo la Guerra civile, i talebani imposero il proprio severo modello di legge e ordine, negando alle donne i diritti umani, imponendo il “burqua”, punendo chi non ubbidiva. Le donne furono soggette a crescente violenza e subordinazione nell’ambito di un sistema domestico patriarcale.
La drammatica situazione economica contribuì a ridurre molte donne all’elemosina, all’emarginazione. Dopo trent’anni di guerra e conflitti, la gente soffre ancora di traumi psicologici, malnutrizione, malattie, le donne subiscono ancora stupri, matrimoni forzati, torture, uccisioni, esclusione sociale. Esse sono sempre state considerate proprietà e responsabilità dell’uomo.
Codici di comportamento restrittivi, segregazione di genere e una forte associazione della virtù femminile con il concetto di onore familiare caratterizzano le leggi consuetudinarie regionali, norme non ufficiali ma ancora applicate in tutto l’Afghanistan; i governi hanno finora fallito nel garantire una sicurezza adeguata.
Tuttavia, le donne, specialmente a Kabul, hanno creato proprie reti e gruppi di supporto, coinvolgendo parte della realtà rurale. Ciò ha incoraggiato il dialogo con gli “shuras”, aiutando i cittadini a rivendicare i propri diritti pacificamente.
A Kabul sono stati fondati “Shelters”, rifugi per donne e ragazze vittime di stupro e violenze domestiche e per i bambini testimoni delle violenze perpetrate dai membri maschili della famiglia. Le donne afgane dovrebbero essere protagoniste paritarie della loro emancipazione; dovrebbero essere considerate partner da rispettare, non serve o proprietà dell’uomo. È necessario, destinare programmi di aiuto per donne e bambini che forniscano protezione, oltre a istruzione e assistenza sanitaria, soprattutto nelle aree rurali. C’è vita fuori Kabul, L’Afghanistan non può ignorare oltre il 50% del proprio patrimonio intellettuale, né più dell’85% della sua terra.
Si è ritenuto che inserire i diritti delle donne nella Costituzione fosse un pilastro a sostegno della battaglia per tali diritti, ma, a causa delle norme consuetudinarie, che violano il mandato finalizzato a eliminare tradizioni contrarie ai principi islamici e al benessere della famiglia, le donne ne sono ancora prive. Non si può ottenere una pace sostenibile senza la piena partecipazione delle donne.

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