#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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FABRIZIO BATTISTELLI

Professore di Sociologia, Università La Sapienza, Roma

Fabrizio Battistelli è professore ordinario di sociologia (corso avanzato) nella Facoltà di Sociologia della Sapienza Università di Roma, dove insegna anche Sociologia dell’organizzazione e Organizzazione internazionale e dove dirige il Dipartimento Innovazione e Società - DIeS.
Sin dalla tesi di laurea discussa nel 1972 con Franco Ferrarotti, si è occupato degli aspetti sociali e politici della gestione dei conflitti e della sicurezza. Su questi temi ha compiuto ricerche
e svolto at-tività di insegnamento in numerose università italiane ed estere. Ha pubblicato, prevalentemente su temi strategici, 18 libri e un centinaio di articoli. Tra i titoli principali: “Armi: nuovo modello di sviluppo?” Einaudi, 1980 (II ed. 1982); “Armi e armamenti”, Editori Riuniti, 1984; “Marte e Mercurio. Sociologia dell’organizzazione militare”, Angeli, 1990; “Soldati. Sociologia dei militari italiani nell’era del peace-keeping”, Angeli, 1996; “Donne e Forze Armate” (a cura), Angeli, 1997; “Gli italiani e la guerra. Tra senso di insicurezza e terrorismo internazionale”, Carocci, 2004.
A partire dal 2001 la sua prospettiva di ricerca include anche la sicurezza/insicurezza interna, al cui ambito appartiene il recente La fabbrica della sicurezza, Angeli, 2008. Oltre ai propri studi di carattere teorico ed empirico, ha fondato e dirige presso l’Editore Franco Angeli la Collana di sociologia militare nella quale ha tradotto o fatto tradurre alcuni tra i principali autori internazionali del settore. Assertore di una politica della sicurezza democraticamente partecipata nell’ambito interno e, nell’ambito internazionale, di accordi per il controllo degli armamenti su basi di reciprocità e multilateralità, nel 1982 Battistelli ha fondato l’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, di cui è attualmente presidente.

COME LE RELAZIONI ECONOMICHE POSSONO PROMUOVERE LA PACE

Ufficialmente l’utilità di esportare una quota più o meno ampia degli armamenti prodotti per le esigenze della difesa nazionale viene giustificato dai governi e dalle industrie sulla base di 3 argomenti:
1. la riduzione del costo unitario degli armamenti, sulla base dell’economia di scala conseguita mediante una reiterazione del medesimo prodotto in più esemplari, alcuni dei quali destinati alla vendita all’estero;
2. l’autofinanziamento degli elevati costi sostenuti dall’industria bellica nel cruciale ambito della ricerca e dello sviluppo;
3. il contributo al riequilibrio della bilancia commerciale con l’estero da parte del paese esportatore. Accanto a queste motivazioni manifeste ne esistono altre, non meno rilevanti, definibili come latenti, basate sulle caratteristiche quantitative e qualitative dei profitti ricavabili dalle transazioni internazionali di armamenti. Da un lato vi è l’entità dei profitti, particolarmente elevata in un ambito fortemente politico come quello delle armi che, a differenza di quanto avviene in un mercato di singoli consumatori, ha come clienti pochi decisori politici. Dall’altro v’è la natura di transazioni internazionali che rende ulteriormente opache le operazioni di export-import in quanto i governi dei paesi tollerano solitamente l’esistenza di rilevanti overheads su ciascuna transazione, ufficialmente destinate agli intermediari. Tutto ciò alimenta la corruzione sia presso i paesi importatori, in cui gli acquirenti sono spesso destinatari di “incentivi” illegali, sia presso i paesi esportatori, ai quale tende a ritornare una quota delle stesse overheads.
Proposte da sottoporre alla Science for Peace World Conference:
1. Controllo del traffico illegale di armi e regolamentazione del commercio legale attraverso la stipula nel quadro ONU del Trattato Internazionale sui Trasferimenti di Armi (ATT-Arms Trade Treaty).
2. Imposizione, su ogni transazione internazionale che ha per oggetto le armi, di una tassa pari all'1% del valore della transazione. Le somme così raccolte saranno destinate a finanziare
per metà progetti di sviluppo e per metà l’attività dell’UNIDIR – United Nations Institute for Disarmament Research. Presso ciascuno dei 10 paesi maggiori esportatori mondiali di armamenti UNIDIR promuoverà un programma di monitoraggio dell’export-import di armamenti avvalendosi dei centri di ricerca indipendenti operanti nei suddetti paesi.

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