#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

X

PIER CESARE BORI

Professore di Filosofia morale, Bologna

Pier Cesare Bori, è professore fuori ruolo alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bologna, dove ha insegnato Filosofia morale e tuttora, in parte, Diritti umani.
Ha pubblicato fra l'altro Il vitello d'oro (Boringhieri, 1983); L'interpretazione infinita (Il Mulino, 1987), sul tema del rapporto ebraismo-cristianesimo e sulla storia dell'interpretazione biblica. Si occupa da tempo del rapporto tra culture: Per un consenso etico tra culture, Marietti, 1995, Per un percorso etico tra culture , 2a ediz., Carocci 2003 (esiste traduzione in arabo) e , in questa prospettiva, ha studiato anche Lev Tolstoj (L'altro Tolstoj, il Mulino 1995) e l'umanesimo religioso: Pluralità delle vie, Marietti 2000, su Pico della Mirandola. I suoi ultimi libri si intitolano Universalismo come pluralità delle vie,
Marietti 1820, 2004, e Incipit.
Cinquanta libri cinquant'anni, Marietti 2005, dove presenta in sintesi la sua ricerca, sia teorica sia nella prassi. Da otto anni svolge con i suoi studenti attività culturale e formativa con i detenuti del carcere di Bologna, con speciale attenzione alla popolazione di cultura araba: La vocazione di un riformatore egiziano: Muhammad ‘Abduh (1849-1905 ).
L'incontro tra culture in una esperienza didattica, Diabasis, 2005. Il lavor in carcere è anche al centro di Lampada a se stessi. Letture tra università e carcere. A cura di Lisa Ginzburg, Marietti, Milano 2008

ABSTRACT - PIER CESARE BORI

Pier Cesare Bori leggerà un testo d di George Fox, il fondatore della Società degli Amici (quaccheri).
Nel 1651 Fox viene inviato in un carcere, a causa della sua predicazione. Mentre il periodo di sei mesi della mia incarcerazione...volgeva al termine, la Casa di Correzione venne riempita di persone che avrebbero arruolato. I soldati avrebbero voluto me come loro capitano e urlavano che non avrebbero voluto nessun altro. Allora il direttore...ricevette l'ordine di condurmi al mercato davanti ai commissari e ai soldati; e lì mi offrirono quella promozione in ragione della mia «virtù», come dicevano, con molti altri complimenti, e mi chiesero se non avessi voluto prendere le armi per il Commonwealth contro il re. Ma io risposi di aver vissuto tutta la mia vita nella virtù che ha eliminato tutte le occasioni di guerra, e che sapevo da dove le guerre avevano origine, dalle passioni intemperanti, come ci spiega la lettera di Giacomo.
È un primo argomento contro le armi, di natura sapienziale: non nuocere, non essere crudele.
Questo argomento si appella ad una esperienza spirituale. C’è però un secondo argomento contro le armi, questa volta interno alla tradizione biblica. Nonostante questa mia risposta essi continuarono a corteggiarmi affinché accettassi la loro offerta, pensando che io facessi complimenti. Ma io dissi che avevo aderito al trattato di pace che era stato concluso prima che esistessero le guerre e i conflitti.
Questo secondo argomento contro le armi si appella dunque specificatamente rinviando ad un patto primordiale (Gen. 9), precedente all’alleanza con Israele, un covenant elementare, che impegna tutta l’umanità, in forza dell’immagine di Dio, presente in ogni uomo e donna.
Loro insistettero ancora, sostenendo di offrirmi quella carica ispirati da amore e benevolenza come riconoscimento della mia virtù...tanto che io dissi che se quelli erano il loro amore e la loro benevolenza io me li ficcavo sotto i piedi. Allora la loro collera aumentò e dissero: «Portalo via, carceriere, e gettalo nella prigione sotterranea tra le canaglie e i criminali». Cosa che fecero, buttandomi tra trenta disgraziati in una fetida prigione sotterranea, piena di pidocchi e priva di letti. Lì fui trattenuto per quasi mezzo anno in una rigida prigionia.
Emerge qui, sotto forma invece di testimonianza tacita, il terzo fondamentale argomento contro la violenza, specificamente messianico: la non resistenza la male. E infine la prospettiva della pace escatologica.
In quel periodo fui molto angustiato a causa dei giudici e dei magistrati e dei tribunali; e fui mosso a scrivere ai giudici riguardo alle condanne a morte che loro spesso decidevano per il semplice furto di bestiame, di denaro o di altre cose di piccolo conto... Una volta stavo così male per questo che mi sembrava di morire; ma quando, rimanendo fermo nella volontà di Dio, quella sofferenza passò, si levò in alto nella mia anima una preghiera al Signore. Allora vidi i cieli aprirsi e la gloria di Dio brillare luminosa su tutte le cose.

Condividi su