#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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LUIGI RAMPONI

Generale dell'Esercito Italiano

Originario di Reggio Emilia, è Generale di C.A. nella riserva, proviene dal Corpo dei Bersaglieri. Ha conseguito i brevetti di Pilota di aereo e di Paracadutista. Superato il Corso di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra, è stato insegnante nel predetto Istituto Accademico.

Ha comandato il 1° Reggimento Bersaglieri, l’8^ Brigata “Garibaldi”, la Regione Militare della Sardegna, ha svolto alti incarichi manageriali nell’ambito dell’Organizzazione Centrale della Difesa ed è stato Presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate. Ha inoltre ricoperto l’incarico di Addetto militare presso l’Ambasciata d’Italia a Washington: per l’accorta azione diplomatica tesa a salvaguardare gli interessi nazionali, ma anche a mantenere ottimi rapporti di amicizia con le autorità del Paese alleato ospitante, è stato insignito dal Presidente degli Stati Uniti della “Legion of Merit – degree Officer”.

È stato Comandante Generale della Guardia di Finanza e Direttore del Servizio di Sicurezza Militare (SISMI). È stato anche insignito della Medaglia d’oro di navigazione aerea, della Medaglia Mauriziana e dell’Onorificenza di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Eletto Senatore nelle liste di Alleanza Nazionale nella XII Legislatura, è stato Vice Presidente della Commissione Antimafia, nonché responsabile del Dipartimento Difesa e Sicurezza di AN, Membro dell’Esecutivo Politico Nazionale del Partito, Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati nella XIV Legislatura. Nella XV Legislatura è stato eletto Senatore nel Veneto ed ha ricoperto l'incarico di Capogruppo AN della Commissione Difesa del Senato.

Attualmente, rieletto Senatore nella XVI Legislatura, è membro della Commissione Difesa del Senato nonché Membro della Commissione consultiva per la concessione di ricompense al valore e al merito civile.

ABSTRACT - LUIGI RAMPONI

Agli inizi degli anni 50 del secolo scorso Adenahuer, De Gasperi e Shuman concepirono il Trattato per la costituzione della comunità europea di difesa CED. Le successive vicissitudine politiche e segnatamente i ripensamenti della Francia, non consentirono la concretizzazione del progetto. Da allora il discorso si è trascinato con alterne vicende che hanno portato al raggiungimento di qualche traguardo significativo come il Trattato di Maastricht, il Trattato di Helsinki, il Documento dell'Alto Commissario Solana: "Una Europa sicura in un mondo migliore", e infine le clausole relative alla difesa incluse nel Trattato di Riforma dello Statuto europeo concordato a Lisbona.
I progressi fatti in ben sessant'anni verso la realizzazione di una politica europea di difesa e sicurezza sono stati lenti, difficoltosi e lontani dal raggiungimento del traguardo finale. Le responsabilità risalgono alla volontà contraria di gran parte degli Stati europei restii a cedere fette di potere, alla presenza della NATO che assicura comunque una protezione di carattere globale e alla mancanza del rischio di una conflittualità interna.
Nel complesso una visione politicamente piccina. Sul piano politico internazionale, su quello operativo e su quello economico la costituzione di una PESC supportata da forze armate europee unitarie non presenta, obiettivamente, controindicazioni. Anzi ne trarranno vantaggio il peso politico dell'UE nel mondo, la sua capacità di intervento a difesa dei propri interessi e la riduzione complessiva dei costi. Non si deve quindi perdere la speranza.
Si deve invece proseguire con decisione dando vita a comandi unitari UE a livello europeo capaci di gestire unità integrate, procedere nell'adozione di equipaggiamenti standard, acquisire una capacità expeditionary comune e prevedere che le forze degli Stati europei operino nelle missioni internazionali sotto egida Unione Europea.
Tutto questo nella speranza che nel frattempo maturi una visione più responsabile e più politicamente illuminata da parte dei singoli partners della UE.

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