#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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FILIPPO AURELI

Etologo, LiverpooI John Moores University, U.K.

Nato a Roma, Filippo Aureli ottiene la sua prima Llaurea cum laude in Scienze Biologiche presso l’Università La Sapienza di Roma e il suo dottorato in Scienze Biologiche presso l’Università di Utrecht in Olanda.
Ha svolto una ricerca di post-dottorato presso la Emory University, Atlanta, USA, per poi spostarsi nel regno Unito nel 1999. E’ attualmente Professore di Comportamento Animale e co-direttore del Research Centre in Evolutionary Anthropology and Palaeoecology alla School of Natural Sciences and Psychology di Liverpool, John Moores University. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla gestione dei conflitti alla regolazione delle emozioni, dalla cooperazione alle dinamiche di fissione-fusione. Vanta numerose collaborazioni professionali con molti esperti mondiali di comportamento animale, conoscenza comparativa e antropologia in Europa, Giappone e le Americhe. Ha pubblicato oltre 100 articoli di ricerca e capitoli di libri, ed ha curato il libro Natural Conflict Resolution. La sua ricerca ha attirato un’estesa attenzione mediatica internazionale da parte di: BBC TV, BBC radio, BBC online, Nature, Science, New Scientist, National Geographic, Times,
Independent, Guardian, Financial Times, La Repubblica, Globo, Associated Press, Spiegel, South African Broadcasting Corporation, ABC Australia Radio, CBC Canada Radio e RAI International.

GESTIONE DEL CONFLITTO: LEZIONI DAI NOSTRI PIÙ PROSSIMI PARENTI (EVOLUTIVI)

L’esame del comportamento delle scimmie e dei primati ci permette di comprendere le radici evolutive non solamente delle nostre tendenze aggressive e della guerra, ma anche della nostra propensione alla gestione del conflitto. Direi che, nonostante la pace sia solitamente contrapposta alla guerra e nonostante quest’ultima sia una forma estrema di competizione tra gruppi, la maggior parte dei conflitti che minacciano la pace nelle nostre società assomiglia da vicino ai conflitti interni fra primati non umani.
Le scimmie usano diversi meccanismi per prevenire l’aumento progressivo dell’aggressività. Uno di questi, di particolare interesse per gli uomini, è la divisione in sottogruppi, che previene detto aumento a causa delle risorse limitate. Quando le condizioni sono favorevoli i sottogruppi si riuniscono e gli individui dei diversi raggruppamenti si scambiano cenni di saluto così da mitigare possibili aumenti di aggressività.
È interessante notare che, come anche nelle società umane, l’appartenenza ad un raggruppamento cambia frequentemente, dunque gli individui non restano sempre con i membri dello stesso gruppo.
Un altro meccanismo di gestione del conflitto che usano le scimmie (e altri animali) è la riunione amichevole post-conflitto tra ex avversari. Studi sistematici dimostrano ripetutamente che tali riunioni amichevoli riconciliano e che i soci più preziosi si
riconciliano con più probabilità di quelli meno preziosi. Ne consegue che il potenziamento della qualità delle relazioni tra avversari potenziali è una modalità plausibile per facilitare la soluzione dei conflitti tra gli uomini. Vi sono numerosi buoni esempi a supporto di questa affermazione in diverse situazioni umane, tra cui la diplomazia internazionale. Dunque, la lezione complessiva che possiamo trarre dai nostri più prossimi parenti evolutivi è che il conflitto è profondamente radicato nella nostra biologia. Dobbiamo soltanto creare le condizioni appropriate per potenziarne l’espressione nelle nostre società multiculturali.

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