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Scienza e rete: un rapporto difficile. Intervista a Lorenzo Montali

04 ottobre 2017

Lisa Di Giuseppe

La tecnologia non sta soltanto rivoluzionando il modo in cui lavoriamo ma, più in profondità, anche il valore stesso che attribuiamo al sapere. Quanto vale, oggi, una laurea, una carriera o, più in generale, l’expertise che qualcuno detiene su un argomento specifico? Quando su internet si discutono temi controversi, ma che hanno a che fare più o meno direttamente con la scienza, le opinioni hanno tutte lo stesso peso?
 
«Bisogna innanzitutto tenere sempre presente che nessuno può essere tacciato di ignoranza solo perché difende un’opinione critica», risponde Lorenzo Montali, vicepresidente Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) e ricercatore presso la facoltà di psicologia dell’Università Bicocca di Milano. «Anzi – continua Montali – spesso una polarizzazione delle opinioni su una certa questione dipende da una conoscenza più approfondita del tema. Al di là di questo, dobbiamo considerare che ci troviamo in una situazione paradossale: da un lato, nella nostra società, la scienza ha uno spazio e un riconoscimento mai avuti prima; dall’altro, si assiste a una crescita della sfiducia nei confronti delle istituzioni, anche scientifiche». Nell'epoca della disintermediazione digitale, ciascuno può “scegliere” a chi e cosa credere e, allo stesso tempo, individuare autonomamente le fonti di informazione a cui rivolgersi. 
 
Il problema cruciale che si pone è quindi se esistano criteri con i quali orientarsi in un universo informativo sempre più complesso. «Un tempo, l’ideale del progresso proponeva una serie di evidenze assolute e incontrovertibili. Questa promessa, di per sé irrealistica, oggi si è incrinata. Di fronte ad alcuni risvolti problematici dell’impresa scientifica è stata messa in dubbio innanzitutto la sostenibilità dei modelli di sviluppo su cui questa si basa », spiega Montali. «Si è anche aggiunta una nuova sensibilità riguardante i potenziali rischi che il progresso scientifico porta con sé e, con essa, la rivendicazione che l’ultima parola su questioni di capitale importanza per la società non possa essere lasciata nelle mani di una ristretta élite di tecnici». Per affrontare questa fase di incertezza, secondo Montali, è indispensabile dare a tutti gli strumenti per deliberare sulle principali questioni che riguardano il futuro individuale e collettivo, in primis la comprensione del metodo scientifico: «è il sistema educativo che deve costruire capacità di ragionamento per affrontare problemi nuovi e selezionare adeguatamente le fonti tra la massa di informazioni a cui siamo esposti ogni giorno».
 
A questo punto, non è possibile tralasciare un interrogativo di fondo: la rete e i suoi portati sono strumenti in grado di ampliare il dibattito pubblico e migliorarne la qualità, oppure, come denunciato da più parti, essi aprono la strada a fenomeni di disinformazione su larga scala? «Nelle discussioni online si riproducono dinamiche che conoscevamo già prima dell’avvento della rete», risponde Montali. Niente di nuovo, dunque: i membri dello stesso gruppo si pongono in maniera aggressiva verso gli “avversari”, selezionando informazioni che confermano le loro opinioni e interagendo soltanto con le persone che condividono la loro visione del mondo. «Oltre alle opinioni più polarizzate rimane però una vasta aria grigia di dubbiosi che, privi di una forte opinione personale, si fanno influenzare da ciò che leggono in rete», conclude Montali. Ed è proprio questa la ragione per cui è indispensabile promuovere quei valori – l’approccio critico, il rispetto dei fatti, la libertà di comunicazione e accesso all’informazione – che sono comuni alla vera scienza e alla vera democrazia. 

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