#S4P2018

DISUGUAGLIANZE GLOBALI

15-16 NOVEMBRE 2018 UNIVERSITÀ BOCCONI

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Il saggio breve di una studentessa di Science for Peace

06 dicembre 2018

Valeria Sgobbi

LA SCIENZA COME MEZZO PER COLMARE LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI di Valeria Sgobbi del Liceo Classico Cesare Beccaria di Milano
 
Aggirandosi per il mondo occidentale capita spesso di restare folgorati dalla bellezza della frenesia cittadina, dalle vetrine curate e dalle luci avvolgenti. Eppure spesso, camminando poco più in là, sotto un portico, si assiste alla miseria di persone che non hanno nemmeno il pane quotidiano. Sorge immediatamente una sensazione di smarrimento di fronte, da un lato, al benessere che ci circonda, dall’altro, all’evidente povertà in forte contrasto con la sontuosa architettura del centro città. Forse quindi la disuguaglianza sociale, fenomeno che nella mentalità comune acquisisce i connotati delle lotte operaie della contestazione comunista, non è scomparsa dalla realtà sociale, ma solo sepolta sotto false apparenze e debiti in banca.
Purtroppo i dati statistici parlano chiaro: i più ricchi guadagnano quasi dieci volte in più dei più poveri, solo vent’anni fa sette volte in più1. La triste evidenza di questo divario sociale conferma un limitato accesso agli studi da parte di chi ha risorse limitate e perciò impossibilitato a sviluppare conoscenze e competenze che lo rendano competitivo sul mercato del lavoro. Oltre al problema dell’istruzione si aggiunge l’accesso alle cure sanitarie, a pagamento come negli USA e di conseguenza fonte di differenza sociale, e gratuite - come nel nostro paese - ma tuttavia non sviluppate omogeneamente in tutta la Penisola. Sono migliaia i casi di concittadini costretti a spostarsi da una regione all’altra a causa dello scarso sviluppo della sanità. Il progresso della scienza ha dunque un ruolo decisivo nel benessere sociale e necessiterebbe di più ampi fondi che sono spesso affidati all’arbitrio dei settori pubblici, burocratici ed amministrativi. Eppure di questo denaro, una volta avvenuta la transazione, non si ha più traccia ed è evidente che non affluisce nei settori bisognosi date le condizioni di vita sempre costanti, se non peggiori, della popolazione. Urge trovare dei metodi alternativi per migliorare il settore sanitario, creando un contatto diretto con le associazioni di ricerca scientifica in accordo con le strutture statali, senza affidare ingenti somme a singoli dipartimenti regionali che, purtroppo, in una realtà come quella italiana subiscono l’azione capillare della malavita.
Questi contrasti interni in un ambito cruciale come la sanità, fondamentale nel valutare il livello di benessere di un paese, costituiscono un dato contraddittorio in Italia. La conseguenza più immediata dello spostamento intranazionale per motivi medici è lo spopolamento di certe aree, già poco fortunate, il che non fa che radicare ancora di più la disuguaglianza sociale poiché, venendo meno le risorse umane, verranno meno anche le risorse economiche. Restano quindi intere aree impoverite, abbandonate. La disuguaglianza provoca altra disuguaglianza in un circolo vizioso: coloro che si spostano per curarsi provengono spesso da realtà urbane poco sviluppate, spesso con un livello d’istruzione piuttosto modesto. La migrazione in altre regioni consente di arginare il problema a livello del singolo individuo (la salute va incontro, possibilmente, ad un miglioramento, e il livello formativo può essere accresciuto), ma lascia un buco nero alle proprie spalle. Ecco perché in Italia la questione meridionale non è ancora del tutto risolta. Ma prove evidenti di una comunicazione inefficace a causa della corruzione amministrativa è presente anche nel cosiddetto Terzo Mondo, ad esempio nella società ivoriana, che ha mezzi insufficienti e dispone di macchinari mal funzionanti e di uno scarso approvvigionamento di medicinali. È sconcertante notare le condizioni di mantenimento delle strutture ospedaliere, nemmeno lontanamente paragonabili a quelle occidentali e allo stato di gestione del mondo sanitario: lunghe code fuori da una piccola sala, detta farmacia, che offre un limitatissimo assortimento di medicinali, spesso non specifici per il male diagnosticato. 
Un altro strumento in continuo progresso sono i big data, ovvero un processo di analisi di enormi quantità di dati complessi tradotti in sintesi interpretabili. I big data consentono di elaborare analisi prognostiche in grado di evidenziare le migliori terapie e di fare un’analisi computazionale per verificare la presenza di rischi di trasmissione dovuti a motivi ereditari. Lo sviluppo di questo sistema offrirebbe un forte impulso al settore sanitario, consentendogli di svilupparsi maggiormente a livello locale, evitando migrazioni. Tuttavia ad un’attenta osservazione l’uomo moderno è interessato a “sapere tutto di tutto”2 senza in realtà capire più nulla. C’è infatti una bramosia di penetrare la natura che va ben oltre la sacrosanta aspirazione  di colmare i divari sociali. Sembriamo quasi affidarci anima e corpo alla scienza, dimenticando che l’analisi svolta sui big data è opera di macchinari digitali ma siamo noi a dover scegliere cosa fare dei dati ottenuti. Perciò la scienza deve essere un supporto ma non il mezzo univoco per risolvere le disuguaglianze perché il mondo che ci circonda è eterogeneo e ricco di variabili che non possono essere controllate da logaritmi o da analisi di laboratorio. Ed è importante aggiungere che sì, è bene sviluppare la conoscenza scientifica, purché essa non diventi il fine della conoscenza ma abbia dei risvolti pratici concreti di supporto alla risoluzione dei problemi sociali, senza voler superare il limite impostoci dalla natura, che, si sa, nemmeno i grandi eroi come Ulisse sono riusciti a valicare.
Eppure la scienza può contribuire a diminuire il divario sociale non solo tramite la ricerca ma agendo da mediatrice con il mondo politico, attivando politiche fiscali, di welfare e di ridimensionamento salariale. In particolare è bene soffermarsi nell’analisi di quest’ultimo punto. Esistono ancora evidenti squilibri di retribuzione, specialmente di genere. L’occupazione femminile è infatti quasi il venti percento in meno rispetto a quella maschile in Italia. Nonostante uomo e donna abbiano diversi ruoli nella società, la retribuzione resta spesso iniqua a parità di competenze e di posizione lavorativa. Queste differenze non riguardano solo il mondo aziendale ma anche la comunità scientifica, come dice la direttrice del Cern di Ginevra Fabiola Gianotti “Nel mio campo le donne sono solo il venti percento dei ricercatori. […] La selezione e la carriera degli scienziati dovrebbero basarsi sulle idee, sulle capacità e i meriti acquisiti sul campo, ma purtroppo non è sempre così”4. Le parole della direttrice Gianotti evidenziano che questa disparità sia proprio una questione di ingiustizia, poiché sulla carta uomo e donna sono posti in una condizione di parità come è affermato dalla Costituzione Italiana nell’Articolo 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Inoltre aumentare la presenza femminile in certe posizioni lavorative e in certi campi considerati solitamente maschili accresce la potenziale competitività. Al momento di prendere decisioni, le donne colgono spesso aspetti di una circostanza che gli uomini, avendo una diversa sensibilità, non colgono o colgono diversamente. Le soluzioni trovate sono quindi più eterogenee e più universali. In questo la diversità è una ricchezza, eppure certi pregiudizi persistono nella realtà concreta mentre su carta sembrano sparire, lasciandosi dietro una scia di ipocrisia.  La scienza su questo fronte può dare prova che le posizioni scientifiche sono aperte all’universo femminile, anzi ne necessitano la presenza per rendere certi rami più floridi e meno aridi.
Valeria Sgobbi
Fonti 
1. F. Cingano, Trends in income inequality and its impact on economic growth
2. Articolo pubblicato su La Stampa società del 3/11/2018 di Paolo Guadagni, Così i big data ci aiutano a ragionare a spanne
3. Rapporto annuale ISTAT 2018
4. Articolo pubblicato su Huffpost del 2/10/2018, Fabiola Gianotti, direttrice del Cern: "Uomini discriminati nella fisica? Conta solo il merito, non il genere"
 
 

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