#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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Risposte economiche, tecnologiche e di comportamento ai cambiamenti climatici

08 novembre 2017

di Elena Gogna

Una malattia può essere curata eliminando le cause che ne stanno alla base o agendo sui sintomi. Analogamente, nel caso del cambiamento climatico, si può intervenire riducendo le concentrazioni di gas serra in atmosfera, attraverso strategie di mitigazione, o minimizzando i danni attraverso politiche di adattamento. Di queste strategie, e del quadro di cooperazione internazionale stabilito dall’Accordo di Parigi ho già parlato in un precedente articolo. Resta ora da comprendere in che modo queste strategie sono tradotte in risposte politiche concrete.

Per farlo, prendiamo ad esempio il caso dell'Unione europea. La UE ha adottato una serie di misure per ottenere una riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto ai valori del 1990. Fra queste vi è il cosiddetto Sistema Emissions Trading, strumento chiave della politica climatica europea che copre i due terzi della riduzione totale di emissioni che la UE intende raggiungere entro il 2020.

L’Emissions trading è un sistema definito cap&trade perché fissa un tetto massimo ("cap") al livello complessivo delle emissioni consentite agli impianti industriali, al settore della produzione di energia elettrica e termica e agli operatori aerei. Al tempo stesso, il sistema permette ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato ("trade") diritti a emettere CO2 ("quote") secondo le loro necessità, all'interno del limite stabilito.

La UE ha anche adottato una Direttiva che istituisce un quadro giuridico per lo stoccaggio geologico ecosostenibile e per la segregazione del biossido di carbonio nei luoghi di produzione, per esempio nel sottosuolo, impedendone la diffusione in atmosfera. La principale applicazione delle tecniche di cattura e stoccaggio è la riduzione delle emissioni di CO2 prodotte dalle centrali elettriche a combustibili fossili, in particolare carbone e gas, ma possono essere applicate anche ad altre industrie ad elevate emissioni di CO2 come quella del cemento, le raffinerie, l’industria del ferro e dell’acciaio, l’industria petrolchimica, gli impianti per la trasformazione di petrolio e gas e altri ancora. Dopo la cattura, il CO2 viene convogliato a una formazione geologica adatta, dove viene iniettato per isolarlo dall’atmosfera per un lungo periodo di tempo. 
 

Le fonti di energia rinnovabile

Un riflessione a parte, per la loro rilevanza, meritano le fonti di energia rinnovabile. In questo settore, l’UE ha adottato nel 2009 una Direttiva che stabilisce obiettivi nazionali vincolanti per tutti i paesi dell’UE, allo scopo di portare la quota di energia da fonti energetiche rinnovabili al 20 % di tutta l’energia dell’UE entro il 2020 e al 10 % di energia specificatamente per il settore dei trasporti.

L'energia rinnovabile deriva da vari processi naturali, come la radiazione elettromagnetica del Sole, le maree, la generazione di calore all'interno della Terra. Vediamo più nel dettaglio come funzionano e quali sono le potenzialità dei differenti tipi di energia rinnovabile oggi disponibili.


Energia solare


Ogni istante il Sole trasmette sull'orbita terrestre 1367 watt per mq. L'irraggiamento solare medio alle latitudini europee è di circa 200 watt/mq. Ne deriva che la potenza media per metro quadro irraggiata sulla Terra in ogni istante è maggiore di 50 milioni di Gw. La quantità di energia solare che arriva sul suolo terrestre è enorme, circa diecimila volte superiore a tutta l'energia usata dall'umanità nel suo complesso. Il flusso fotonico solare può essere convertito in calore, energia elettrica o energia chimica. Per sfruttare questa fonte di energia sono utilizzati diversi tipi di pannelli solari, fra cui i pannelli termini, a concentrazione e fotovoltaici.


Energia eolica


L’energia eolica è generata dalla forza esercitata dal vento sulle pale di un'elica, montata su un albero rotante, che a sua volta è collegato a sistemi meccanici, che servono per macinare il grano o per pompare l'acqua, o a un aerogeneratore, che trasforma l'energia meccanica in elettrica. Negli ultimi anni gli sviluppi tecnologici hanno aumentato in modo rilevante la competitività dell’energia eolica consentendo di generare molta più energia. A contribuire alla sua diffusione sono anche i costi relativamente ridotti necessari per la costruzione e il mantenimento degli impianti, che risultano inferiori rispetto a quelli, ad esempio, dei pannelli fotovoltaici. Questi sviluppi hanno fatto sì che l’eolico divenisse la seconda fonte di energia in Europa, superando addirittura il carbone, e andando a coprire l’11% del bisogno elettrico dei Paesi dell’Unione.



Energia da biomassa


La vegetazione che copre il nostro pianeta è un magazzino naturale di energia solare. La materia organica di cui è composta si chiama biomassa. Le biomasse sono prodotte attraverso il processo di fotosintesi clorofilliana, durante il quale, grazie all’energia solare, l’anidride carbonica atmosferica e l’acqua del suolo si combinano per produrre gli zuccheri necessari alle piante per vivere. Nei legami chimici di queste sostanze è immagazzinata la stessa energia solare che ha attivato la fotosintesi.  La fotosintesi è importantissima perché nutre la vita sulla Terra e perché asporta dall’atmosfera ben 2 x 1011 tonnellate di carbonio all’anno, con un contenuto energetico dell’ordine di 70 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio, ossia dieci volte il fabbisogno energetico mondiale annuo.

In campo energetico, il termine “biomassa” indica la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l'acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani. Trarre energia dalle biomasse consente di eliminare rifiuti prodotti dalle attività umane, produrre energia elettrica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
 


Energia geotermica


La geotermia è una forma di energia termica estraibile da serbatoi sotterranei di acqua calda di origine naturale. La presenza di acqua calda nel sottosuolo è dovuta alla combinazione di due effetti: il naturale aumento di temperatura (gradiente geotermico) che si rileva all’aumentare della profondità, pari a circa 3°C ogni 100 m, e l’eventuale presenza, nelle zone predisposte, di calore di origine vulcanica, che può portare il gradiente a 10°C ogni 100 m. In queste zone, la temperatura delle acque sotterranee raggiunge livelli che permettono lo sfruttamento dell’energia geotermica per la produzione di energia elettrica.
 


Energia marina


Le principali fonti di energia marina da cui è possibile estrarre energia sono le onde, le correnti, le maree, il gradiente di salinità e il gradiente di temperatura. L’energia marina è considerata un’importante fonte di energia rinnovabile, sebbene la maggior parte dei sistemi di estrazione sia ancora in fase sperimentale. Nel 2008 queste tecnologie rappresentavano solo l’1% di tutta la produzione di energie rinnovabili. Alla luce di ciò, è scarsamente probabile che la quota di energia prodotta attraverso di esse possa divenire significativa nel 2020, anche a causa dei costi tecnici attualmente particolarmente elevati. Tuttavia, le energie rinnovabili marine hanno un elevato potenziale e l’effettiva opportunità di sfruttamento varierà da paese a paese in relazione al contesto nazionale e alla specifica risorsa energetica presa in considerazione. 

 
Noi cosa possiamo fare?

Occuparsi di cambiamenti climatici è oggi assolutamente prioritario per tutti. Perché se è indubbio che una risposta effiace al problema passa necessariamente dall’impegno dei governi e delle industrie, è altrettanto vero che anche l’impegno quotidiano di ogni singolo cittadino è cruciale per contenere gli effetti dei cambiamenti in atto. Molte nostre attività quotidiane comportano infatti un consumo di energia più o meno “occulto” e quindi un contributo alle emissioni di gas serra. È sufficiente che ognuno di noi rifletta sul proprio carbon footprint e sulle azioni che è possibile compiere quotidianamente.

Di seguito una lista non esaustiva:
  • Sostituire le classiche lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo.
  • Usare i coperchi durante la cottura dei nostri cibi (in questo modo si può risparmiare il 60-70% dell’energia necessaria alla loro preparazione).
  • Scegliere prodotti locali il cui trasporto da brevi distanze produce meno emissioni di gas serra e la cui produzione implica un minor impatto ambientale
  • Ridurre la produzione di rifiuti facendo la raccolta differenziata, ma anche scegliendo prodotti che abbiano meno imballaggi possibile.
  • Scegliere di percorrere a piedi o in bicicletta tragitti brevi (fa anche bene alla salute!) o, quando possibile, utilizzare il trasporto pubblico.
  • Bere l’acqua di rubinetto che non comporta spreco di plastica per l’imbottigliamento e l'emissione di inquinanti per il trasporto.
  • Ricordarsi di spegnere gli interruttori degli elettrodomestici che non ci servono (per esempio non lasciare in stand by la tv e il pc, oppure lasciare inserito il carica batterie del cellulare quando abbiamo finito di caricarlo).
 
Di fronte alla lista sopra riportata, la prima impressione potrebbe essere che ciascuno di noi è solo uno dei circa 7 miliardi di individui al mondo, e che quindi le nostre azioni non possono avere alcun impatto rilevante su un fenomeno di portata globale come il cambiamento climatico. In realtà, non è così: dal momento che ci svegliamo la mattina al momento in cui andiamo a dormire la sera, ciascuno di noi compie innumerevoli scelte. La somma di queste singole decisioni individuali determina la domanda complessiva di beni e servizi disponibili sul mercato e, di conseguenza, l'impatto di ciò che consumiamo sull’ambiente. Il contrasto ai cambiamenti climatici è divenuto una priorità ineludibile e ognuno di noi ha il compito di fare la propria parte per contribuire a questa importante causa.

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