#S4P2017

POST-VERITA'

17 NOVEMBRE 2017 UNIVERSITÀ BOCCONI MILANO

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Il rapporto fra scienza e democrazia al centro di Science for Peace 2017

02 agosto 2017

di Roberto Cortinovis



La parola post-verità ha invaso il dibattito pubblico nel contesto del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea (Brexit) e dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, estendendosi poi a macchia d’olio in numerosi ambiti, in particolare quelli del sapere scientifico: vaccini, cambiamento climatico, terapie cosiddette alternative solo per citare alcuni casi. Non c’è quindi da stupirsi che gli Oxford Dictionaries abbiano deciso che la parola chiave del 2016 fosse proprio post-truth, un aggettivo che «denota circostanze in cui i fatti obiettivi sono meno influenti nell’orientare l’opinione pubblica che gli appelli all’emotività e le convinzioni personali».

Il riferimento alla post-verità cattura uno degli aspetti più problematici dell’attuale periodo storico: vale a dire una crisi di fiducia non solo nei confronti dell'establishment politico, ma anche degli “esperti”, ossia degli esponenti della comunità scientifica e delle istituzioni che orientano e definiscono in vario modo le politiche pubbliche. Alcuni esempi: nel corso della campagna elettorale che ha portato al «Brexit», uno leader del «leave», Michale Gove, ha affermato che il popolo britannico «ne aveva avuto abbastanza degli esperti». Spostandoci sull’altra sponda dell’Atlantico, non si contano gli strali lanciati dal Presidente Donald Trump all'indirizzo degli scienziati che denunciano i pericoli associati ai cambiamenti climatici.
 
Quali sono le cause di questa situazione e cosa la rendono differente dal passato? I colpevoli, veri o presunti, abbondano: la classe politica, i media, gli stessi esperti. Non vi è dubbio che sia in America sia in Europa, la disillusione nei confronti della politica (causata dalla gestione fallimentare della crisi finanziaria, dalle ansie per la globalizzazione e per l’immigrazione) abbia raggiunto negli ultimi anni livelli preoccupanti. Anche i mezzi di informazione sono sul banco degli imputati. L’offerta e la domanda di notizie di qualità sono in calo e con esse la fiducia del pubblico nei media tradizionali. Internet è sicuramente un immenso serbatoio di conoscenza; al tempo stesso, come dimostrato dal dibattito sui vaccini, sembra ormai chiaro che la rete possa anche produrre fenomeni di disinformazione su larga scala.
 
La comunità scientifica e il mondo degli esperti devono tuttavia assumersi la loro parte di responsabilità. Spesso l’uso di un linguaggio inaccessibile ha impedito la comunicazione del sapere scientifico ai non addetti ai lavori. Inoltre, come l’esperienza mostra, anche gli esperti sbagliano, a volte in modo clamoroso. Le ipotesi formulate dalla scienza sono per loro natura provvisorie ed è fondamentale che questa “fallibilità” del sapere scientifico sia chiaramente spiegata e comunicata al pubblico.
 
La nona edizione della Conferenza mondiale Science for Peace, in programma il 17 novembre a Milano, intende prendere le mosse dal dibattito sulla post-verità per riflettere sul rapporto fra scienza, democrazia e informazione nell’attuale contesto dominato dalle tecnologie digitali.

All’appuntamento, prenderanno parte esponenti del mondo accademico, dei media e delle istituzioni: chiamati a riflettere sullo stato di salute del dibattito pubblico in Europa e a rimarcare il ruolo della scienza per affrontare i problemi più pressanti del presente, dalla salute ai cambiamenti climatici, fino al futuro del lavoro.

Per consultare il programma della conferenza clicca qui 
 

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