#S4P2018

DISUGUAGLIANZE GLOBALI

15-16 NOVEMBRE 2018 UNIVERSITÀ BOCCONI

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La dieta mediterranea non è uguale per tutti

03 settembre 2018

Maria Benedetta Donati

La dieta mediterranea non è uguale per tutti
Aumentano le disparità sociali a tavola, anche nella qualità dei cibi
 
Passata alle cronache come modello alimentare salvavita, la dieta mediterranea si trova ora imbrigliata in un paradosso dal quale è difficile districarsi. Scoperta nella seconda metà del secolo scorso dal fisiologo statunitense Ancel Keys, questo modo di alimentarsi tipico dei Paesi dell’Europa del Sud e dell’Africa settentrionale era di fatto la dieta dei contadini, che all’epoca facevano ancora i conti con la guerra e gli stenti. Ma la situazione ora si è ribaltata. La dieta mediterranea perde colpi e lo fa soprattutto nelle zone del bacino del Mediterraneo in cui spopolano modelli alimentari di tipo occidentale.
 
L’IMPATTO DELLA CRISI ECONOMICA SULLA DIETA
Spostando la lente di ingrandimento in Italia, lo studio Moli-sani ha mostrato come anche nel Belpaese mangiare sano è ora diventato un affare economico. Se al tempo di Keys la dieta mediterranea era l’alimentazione dei contadini, adesso lo è delle fasce più abbienti della nostra società che, almeno fino a qualche tempo fa, non presentava una forbice sociale ed economica ampia, a differenza di Paesi come la Gran Bretagna o gli stessi Stati Uniti. Partito nel 2005, lo studio Moli-sani ha reclutato circa venticinquemila adulti residenti in Molise e per primo ha stimato il possibile coinvolgimento della crisi economica di questi anni nel declino recente dell’adesione alla dieta mediterranea. Ne è venuto fuori un quadro generale poco incoraggiante, in cui appare chiaro come la recessione stia colpendo tutte le fasce di età della popolazione, in particolare gli anziani, e in misura maggiore i centri urbani, rispetto ai piccoli centri o alle zone rurali. L’aspetto interessante della faccenda è che fino al 2006 la ricchezza non era un discriminante di buona alimentazione. Poi qualcosa è cambiato e il portafoglio ha iniziato ad avere un ruolo determinante nelle scelte dei consumatori. Altre evidenze vengono dallo studio INHES, l’Osservatorio epidemiologico su alimentazione e salute in Italia, condotto su diecimila persone, secondo cui un italiano su cinque ha modificato in peggio le proprie abitudini alimentari proprio per colpa della crisi economica. Anche in questo caso, il fenomeno ha interessato maggiormente le fasce più deboli della popolazione e le regioni del Sud rispetto al Nord.
 
DIETA MEDITERRANEA: UN AFFARE DA RICCHI?
Ma la vera sfida della dieta mediterranea sta altrove. Uno studio recente, condotto su diciottomila persone reclutate nell’ambito dello studio Moli-sani, ha confermato che questo schema alimentare è un toccasana per la salute del cuore, ma solo a patto che siano i gruppi sociali più avvantaggiati a seguirla.  In pratica, a parità di adesione alla dieta mediterranea, la ricerca ha evidenziato che la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari si concretizza solo nelle persone che hanno un livello di istruzione elevato e in chi ha un reddito familiare più consistente. Nessun beneficio è stato invece riscontrato nelle classi sociali più deboli. In altre parole, per quanto una persona a basso reddito possa seguire una dieta di tipo mediterraneo in maniera ottimale, non avrà gli stessi vantaggi di una persona che apparentemente segue la stessa dieta ma dispone di un reddito maggiore. Questo perché, a parità di adesione alla dieta mediterranea, i gruppi socialmente più avvantaggiati riportano comunque una serie di indicatori di buona alimentazione migliori rispetto alle persone meno abbienti, come per esempio una dieta generalmente più ricca di antiossidanti e polifenoli, con maggiore diversità in termini di frutta e verdura consumate. Non solo. Sono state riscontrate differenze socioeconomiche anche per quanto riguarda il consumo di prodotti integrali, del cibo biologico e nei metodi di cottura degli alimenti.
 
LE SFIDE PER IL FUTURO
Tutto questo ci spinge a credere che sia la qualità di ciò che mangiamo a fare la differenza e non solo la quantità. Già duramente provata dalla battaglia contro modelli alimentari di ispirazione occidentale, la dieta mediterranea si trova ora a fronteggiare una nuova sfida dagli esiti incerti: proteggere la qualità dei propri cibi in un mondo naturalmente vocato alla globalizzazione, in cui è molto difficile capire cosa arriva sulle nostre tavole.

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