#S4P2019

Il fascino pericoloso dell'ignoranza

15-16 NOVEMBRE 2019 UNIVERSITÀ BOCCONI

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Una scuola nuova

24 settembre 2019

Monica Guerra

L’ignoranza ha un fascino davvero pericoloso, perché riduce le questioni, banalizza, generalizza e alla fine rende fragili i pensieri, che non trovano altro modo per esprimersi se non quello del contrasto, spesso violento proprio perché privo di argomenti, o quello del disinteresse, per cui ciò che non offre beneficio diretto non ci riguarda e dunque può essere ignorato. È una logica a cui si può rispondere solo con l’approfondimento, con il rigore, con la passione, che dall’ignoranza rifuggono chiedendo di poter comprendere.
 
In un certo modo, anche la scuola italiana ha bisogno di uscire dall’ignoranza.
 
Ha bisogno di non restare una sconosciuta negli obiettivi formativi per chi la vive, perché non sempre e non abbastanza bambini e ragazzi che vi trascorrono gran parte delle loro giornate riescono a riconoscere il senso di quel tempo, che talvolta si ostina a rimanere distante dai loro interessi, dalle loro passioni e dalle loro domande: non si tratta di fare una scuola che si adatta, ma che sia capace di provocare con intelligenza e sensibilità coloro che educa per mantenere menti, corpi e cuori vigili, curiosi, critici, se occorre anche verso la scuola stessa. 
Ha bisogno di essere riconosciuta come un organismo in continua evoluzione da chi la fa, ogni giorno: di uscire dai meccanismi ripetitivi e routinari, di essere attraversata dal desiderio di innovarsi, non perché questa è diventata una moda, ma perché una scuola che non è in movimento e che non si trasforma costantemente rischia di restare fuori dal tempo, arroccata su vecchie abitudini e poco capace di dialogare con il contemporaneo. Non si tratta di rinnegare nulla, né di spazzare via il passato, ma di accogliere la fatica del cambiamento che il mestiere di educare richiede per porsi in ascolto del presente e dialogare per costruire il futuro.
Ha bisogno di smettere di essere ignorata da chi governa per essere messa al centro degli investimenti, progettuali ma anche economici: occorre investire nell’educazione dei piccoli, garantendo loro la possibilità di accedere in modo sempre più diffuso ai servizi per l’infanzia, in ogni angolo del Paese; occorre investire nella scuola dei più grandi, da quella dell’obbligo all’università, per offrire proposte contemporanee e di qualità; occorre investire nella formazione di educatori e insegnanti, affinché possano beneficiare di piani di aggiornamento continuativi e frutto di un pensiero organico sulle forme e i modi in cui la scuola può e deve realizzarsi, ma anche riconoscere il valore del loro lavoro, culturalmente ed economicamente; e occorre investire nella ricerca, che non può essere accessorio residuale nei piani di sviluppo, ma motore che sollecita e origina scoperte, strategie, soluzioni.

La scuola italiana, dunque, ha bisogno di uscire dall’ignoranza per tornare al centro dei pensieri, di tutti: di chi governa, di chi la fa, di chi la vive, di chi la osserva, di chi la ricorda. Ha bisogno di essere riconosciuta come patrimonio collettivo di tutta la comunità, come qualcosa che riguarda un popolo sempre e non solo quando si è direttamente coinvolti nel processo di istruzione, nella consapevolezza, peraltro sostenuta anche da studi economici, che il nostro futuro – ma anche il nostro presente – iniziano proprio qui.
 

Monica Guerra sarà tra i relatori della prima giornata di S4P 2019 nel Panel 2 – Il diritto all’istruzione e il dovere di (in)formarsi

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